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Salone del Mobile 2013

Moret presenta il progetto ART CARPETS - Cleto Munari and Friends al Salone del Mobile a Milano Padiglione 10 Stand D05


Art Carpets at Mizuma Gallery in Singapore

Mizuma Gallery 22 Lock Road, #01-34 Gillman Barracks Singapore 108939 Singapore T. +65 6570 2505 www.mizuma.sg


Moret presenta ART CARPETS – Cleto Munari and Friends

Art Carpets – Cleto Munari and Friends è il titolo della nuova collezione Moret che corona tre anni di ricerca e lavoro. Dopo la giocosa felicità degli Happy Carpets di Aldo Cibic dedicati all’iconografia naturale e presentati durante l’edizione del Salone Internazionale del Mobile 2012, quest’anno Moret ha affidato a Cleto Munari, icona storica del design italiano, la scelta dei protagonisti e la regia della sua nuova collezione. I nomi degli autori dei nuovi tappeti – realizzati in edizione limitata a 29 esemplari per ciascun modello – da soli bastano a comunicare la qualità e l’intensità di significati di cui gli Art Carpets sono portatori. Firmano la nuova collezione, infatti, Cleto Munari stesso; il poeta e pittore statunitense Lawrence Ferlinghetti; Dario Fo, drammaturgo, attore, scenografo nonché premio Nobel per la letteratura nel 1997; Alessandro Mendini, riferimento del design italiano dagli anni Settanta, vincitore del premio Compasso d’Oro negli anni 1979 e 1981, direttore, tra le altre, delle riviste Domus e Casabella; Mario Botta, star dell’architettura internazionale; Sandro Chia e Mimmo Paladino, entrambi esponenti della Transavanguardia italiana, le cui opere sono le entrate a far parte delle collezioni dei maggiori musei internazionali come il MoMA di New York, la Tate Gallery di Londra e il Castello di Rivoli a Torino; il poliedrico grafico e designer spagnolo Javier Mariscal; l’architetto, designer e urbanista Ettore Mocchetti che affianca all’attività professionale la direzione della rivista AD Architectural Digest dal 1980 e infine, a rappresentare l’apertura al futuro, Deisa Centazzo, giovane artista/designer impegnata in progetti ecosostenibili. “Quando Cleto Munari ha deciso di mettere a nostra disposizione la sua quarantennale esperienza nel campo del design e del Bello, – spiega Moret – una nuova linea di tappeti e di protagonisti è uscita allo scoperto come per incanto. Questi oggetti riescono a unire artigianalità, tecniche avanzate di lavorazione e toccanti varietà cromatiche. L’estetica del risultato finale, ovviamente, si avvale delle competenze da noi acquisite nel campo dell’interior design, delle tecniche di lavorazione/colorazione, ma anche della forza dei motivi che ogni designer/artista ha scelto di mettere in campo nei nostri tappeti. L’anima di questo lavoro non è mai stata di natura commerciale, ma si è ispirata al desiderio e all’ambizione di realizzare oggetti unici legati ad autori unici, i singolari inventori del Bello, coloro che sanno, ogni volta, stupirci per idee e innovazione. La collaborazione tra l’esperienza di Moret e la ricerca e la capacità attrattiva di una figura come Cleto Munari ha puntato su un progetto tutto italiano, che nell’inventiva e nel gusto di questo paese scommette per conquistare il mondo. Nel corso degli ultimi tre anni le idee si sono avvicendate con l’entusiasmo dell’ideatore, degli artisti e designer man mano coinvolti e di tutti i protagonisti di cui la nostra artigianalità si è avvalsa nel tempo”. “In questi tappeti, come in un quadro, la cromaticità invoca il suo ruolo principe. Anche se la tattilità del tappeto dona a questo un pregio speciale e ne fa un oggetto appetibile e ambito, è l’impatto visivo ciò su cui abbiamo scommesso fin dall’inizio di questo progetto. L’arte doveva stare, potentemente, in primo piano, sia quella di artisti innovatori come Chia e Paladino, sia quella “poetica” di Ferlinghetti e Fo, o quella più razionale e progettistica di Botta, postmoderna di Mendini, surreale e provocatoria di Mariscal e Mocchetti, naive di Centazzo, e singolarmente giocosa di Cleto Munari”. Il libro È affascinante ripercorrere, nel libro edito da Skira e dedicato agli Art Carpets, parte della storia di Cleto Munari attraverso le parole di Marco Fazzini: “... di come, nei primissimi anni Settanta, avesse frequentato a lungo la villa Valmarana (Ai Nani) a Vicenza grazie all’amicizia con l’architetto più blasonato del tempo, quel Carlo Scarpa che giornalmente nelle scuderie della villa progettava, disegnava, riceveva conoscenti e professionisti, creando un piccolo cenacolo di fedeli e durature amicizie che l’hanno accompagnato fino all’anno della sua scomparsa, il 1978”. Giuseppe Mazzariol, loro amico da sempre, ci racconta poi che Munari “l’idea di commissionare un oggetto a un artista l’ha avuta dopo l’incontro a Vicenza con Carlo Scarpa. Vederlo vivere a Villa Valmarana, muoversi e disegnare gli ha fatto intuire quanto fosse straordinaria e bellissima quell’esistenza e come forse sarebbe stato possibile fermare per sempre uno dei suoi gesti, farne un oggetto prezioso e utile per tutti”. Ed è stato proprio questo l’inizio del lungo e fertilissimo percorso di Cleto Munari, dei designer e degli artisti che hanno disegnato per lui numerosi oggetti che oggi costituiscono tappe fondamentali della storia del design, esposti nei musei di tutto il mondo: come ad esempio Carlo Scarpa, Ettore Sottsass, Marco Zanuso, Norman Foster, Paolo Portoghesi, Hans Hollein, Arata Isozaki, Toyo Ito, Michele De Lucchi oltre agli autori degli Art Carpets e molti altri ancora. “Cleto Munari stesso dice a clienti e collaboratori che continua non a fare business, ma semplicemente “poesia”. Forse questa è la traccia che dovremmo tenere a mente se vogliamo davvero cogliere l’essenza del personaggio, ricordandoci che in Scozia i grandi poeti sono da sempre chiamati “makar”, una definizione che viene dalla stessa radice del verbo “to make” (fare), per ribadire la sostanza artigianale di quest’arte, la fattiva volontà di produrre qualcosa, non qualcosa di fumoso e sfuggente come tanti intendono la poesia, ma un vero e proprio oggetto che possa rimanere nel tempo, solido e significativo per le generazioni a venire”. Cleto Munari e Moret hanno condiviso questo comune obiettivo. Con questo intento Cleto Munari ha scelto gli autori dei tappeti, amici compagni di vita e lavoro, uomini e donne “makar” capaci di trasferire la propria poesia in un oggetto, in un tappeto in questo caso, fatto per durare nel tempo. Il risultato è una molteplicità di visioni, sogni, armonie tanto intense da richiedere, all’interno del libro dedicato agli Art Carpets, un capitolo riservato a ogni autore e l’interpretazione di autorevoli critici, come Achille Bonito Oliva, Flavio Arensi, Francesco Scarabicchi, Alessandra Morelli, Roberto Cresti e vari altri. "Art Carpets - Cleto Munari and Friends" pdf Acquista il libro presso Skira.net


Maison & Objet 2012

Moret presents the Aldo Cibic Happy Carpets collection in Paris at Maison&Objet Padilion 5B


Lancio della collezione Aldo Cibic HAPPY CARPETS

Aldo Cibic Nasce a Schio (Vicenza) nel 1955. Nel 1977 si trasferisce a Milano per lavorare con Ettore Sottsass, di cui diventa socio nel 1980. Nel 1981 nasce la collezione Memphis di cui Cibic è uno dei designer e fondatori. Nel 1989 decide di cominciare il suo percorso fondando lo studio Cibic&Partners e dando via all’attività di ricerca con le scuole. Oggi le attività principali si svolgono a Milano per i progetti di architettura e i grandi interni, e a Vicenza con CibicWorkshop per il design e l’attività di ricerca, rivolta allo sviluppo di nuove tipologie progettuali. Svolge inoltre attività di insegnamento alla Domus Academy, al Corso di Laurea in Disegno Industriale della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e al Corso di Laurea in Disegno Industriale della Facoltà di Design dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.  È Professore Onorario alla Tongji University di Shanghai. Nel 2010 figura tra i tre italiani invitati dal direttore Kazuyo Sejima alla XII Mostra Internazionale di Architettura a Venezia dal titolo “People Meetn Architecture” con il progetto:“Rethinking Happiness”. Il progetto Happy Carpets Il lavoro di ricerca e progettazione di Moret per la collezione di Aldo Cibic è durato oltre due anni, durante i quali Hasan Pashamoglu e i suoi collaboratori hanno sposato la sua idea di riflettere sulla catena della vita, con i suoi regni vegetale, animale e umano. L’impatto visivo è stato l’elemento su cui Moret ha scommesso da sempre. In questa nuova collezione si è privilegiata anche la tattilità del tappeto e una sua possibile tridimensionalità. La presenza di piani dalle differenti altezze, giocati con la lana e col lino, crea un effetto di alto e basso rilievo, e dona al tappeto anche una sua speciale profondità di lettura, rendendolo più una scultura che una semplice superficie da calpestare.


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